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L'ASSASSINIO DI COGNE |
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Linchiesta
sul delitto di Cogne ha avuto fin dallinizio alcune
caratteristiche che la distinguono, in maniera netta, dal modo in cui in genere
vengono condotte in Italia le inchieste giudiziarie. Il primo elemento riguarda il
garantismo assoluto che ha contraddistinto le indagini: nessun frettoloso mandato di
cattura, ma lattesa paziente che i riscontri scientifici fornissero materiale di
supporto e di riscontro alle tesi dellaccusa contro Annamaria Franzoni, la madre di Samuele Lorenzi. Non va dimenticato che la stessa è
stata arrestata ben 44 giorni dopo il delitto. Paradossalmente, lerrore principale
dellinchiesta è stato ESATTAMENTE speculare a questo atteggiamento di lodevole
garantismo, che andrebbe preso ad esempio da tutte le procure italiane, più disposte,
invece, a quello che si chiama "innamoramento della tesi", un
atteggiamento che spesso conduce a processi sommari. E stato infatti un errore
quello di affidare lindagine |
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quasi
unicamente alle perizie tecnico-scientifiche, dimenticando che i sospetti è meglio
interrogarli a fondo, senza forzature come la legge stabilisce, cioè, se indagati,
alla presenza del loro legale ma interrogarli soprattutto sulle loro
contraddizioni.
Linchiesta della procura di Aosta ha quindi avuto, nella sua condotta giudiziaria,
un pregio ed un difetto.
Da qui, forse, limpossibilità di risolvere in tempi ragionevoli lenigma del delitto di Cogne.
Da qui una forsennata altalena di ordinanze e sentenze in contrasto tra loro.
La Procura di Aosta (7 marzo 2002) ha chiesto larresto di Annamaria Franzoni.
Il GIP del Tribunale (13 marzo 2002) lo ha ordinato e la mamma di Samuele è stata arrestata.
Il Tribunale del Riesame di Torino (30 marzo 2002) ha contestato lassunto
dellordinanza del GIP, addirittura smontandola pezzo per pezzo, ed ha messo in
libertà la Franzoni.
La Corte di Cassazione (10 giugno 2002) ha annullato la decisione del Tribunale del
Riesame, dando ragione al GIP di Aosta: Anna Maria Franzoni doveva rimanere in carcere.
Una nuova sentenza del Tribunale del Riesame di Torino (5 ottobre 2002) ha ribadito
che larresto di Annamaria
Franzoni, disposto dal
GIP di Aosta, era stata una scelta legittima.
Nel frattempo, il 23 luglio 2002, veniva depositata la perizia psichiatrica che
ritiene Anna Maria
Franzoni "capace
di intendere e di volere" e quindi processabile.
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