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LE CINQUE PROVE DELL'OMICIDIO DI LUIGI TENCO |
Su Tenco continuano ad affiorare fatti e misfatti, timide noti
zie, che basterebbero di per sé a rendere attuale il personaggio, aldilà del
la sua incontrovertibile importanza
per la storia della musica e del costume. Non basta la storia infinita di un caso doverosamente riaperto ma che
stenta incredibilmente ad essere richiuso nonostante periti improbabili
squittissero, con la salma ancora in
camera settoria, che di suicidio si trat
tava al di là di ogni ragionevole dubbio ma apprendiamo oggi, grazie ad Aldo Giannuli - ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bari, nonché consulente della Commissione Stragi e di diverse Procure della Repubblica per casi di strage e terrorismo - ché il nome di Tenco era registrato in una speciale lista nera dei servizi segreti come «artista di sinistra», e che la sua
fulminea toumée in Argentina potrebbe racchiudere spiegazioni inconsuete. Pare - e l'episodio è già al vaglio di un'attenta verifica che lo confermi o lo smentisca - che il terzo
mondismo di Tenco l'avesse spinto a
incontrare laggiù esponenti dell'estrema sinistra (ufficialmente sarebbero
state le attenzioni di una fan a distoglierlo più del preventivato dall'appuntamento con la televisione che costituiva il motivo del suo viaggio) e
a riportare con sé codici segreti. Alla luce di questi elementi risulterebbe
infatti ancora più incredibile e oscuro il permesso rilasciato dagli organi
militari - Tenco era appunto sotto le armi - che non consentivano a militari di leva espatrii anche estemporanei se non per motivi sportivi |
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Nella vicenda rientra anche la figura di un nazista riparato in Sud America - anche lui in cerca, ma per opposti motivi, degli stessi codici - che avrebbe poi seguito Tenco in Italia con un mandato di morte. Lo stesso Lucarelli, nel suo «Tenco a tempo di Tango», ventila un'ipotesi interessante inviando in Argentina un detective che ricerchi in quel contesto motivazioni plausibili a un suicidio dai tratti invece sempre meno credibili. Marcello Frezza, funzionario dell'Rca preposto ad accompagnare Tenco in uscite pubbliche, uomo di destra ancorché personaggio di rara umanità, costituisce per Luigi un salvacondotto negli ambienti dell'estrema destra romana (Di Tuia, in procinto di assalirlo, si ferma a un cenno di prezza); Tenco ricambierà il favore difendendo a spada tratta Luciano Cirri, redattore de Il Boro che in un dibattito al Beat 72 viene pesantemente minacciato. Ciononostante si attirerà comunque da destra le reiterate minacce di morte e un tentativo di omicidio sulle strade della Ruta. |
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