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Certo, il motivo
scatenante è proprio questo: l’omicidio di Giorgio Centenaro e il
duplice assassinio di Maurizio Parenti e Carla Scotto (i primi tre
delitti commessi da Bilancia) nascono dalla volontà di Bilancia di
volersi rifare dagli inganni subiti ai tavoli da gioco. Ma nella
lunga scia di sangue lasciata da Bilancia si intravedono in
controluce troppe storie ancora difficili da spiegare.
Troppo diversi sono i comportamenti del killer: prima compie tre
delitti mosso solo da una accecata vendetta, poi inanella una serie
di omicidi nei confronti di povere prostitute caricate per strada,
quindi uccide, per rapina, due cambiavalute e un benzinaio e alla
fine, in preda ad un delirio soffocante, assassina ancora due donne,
due sconosciute, incontrate sul treno.
Ci sono poi le zone d’ombra: difficile accettare – per l’omicidio
del metronotte Giorgio Canu - la motivazione di un vecchio rancore
provato da Bilancia verso gli agenti notturni. Così come è difficile
immaginare Bilancia, da solo, in almeno tre delitti: ancora quello
del metronotte e prima ancora nel duplice omicidio Parenti e Scotto.
Per i magistrati la confessione è da considerarsi esauriente, ma
come negare che la stessa scricchioli alla luce della ricostruzione
dei fatti?
Come Bilancia riuscì, senza la collaborazione di un complice, a
immobilizzare il massiccio Giangiorgio Canu prima di ucciderlo a
freddo? Come riuscì a uccidere Parenti e sua moglie senza che questi
opponessero la minima resistenza?
E quali erano i rapporti tra Bilancia e la mafia locale, la
pericolosa famiglia Fiandaca che gestiva il giro dei videopoker del
genovese, ma faceva anche da regia occulta al racket della droga e
della prostituzione?
Chi è allora Walter, come Donato Bilancia era chiamato dagli amici?
Un ladro gentiluomo, come lui stesso amava definirsi? Oppure un
puttaniere quasi impotente, frequentatore assiduo del sottobosco
notturno genovese, tra localacci malfamati dell’angiporto e
scorribande di gang albanesi e italiane?
Il caso Bilancia è chiuso. In attesa di un processo d’Appello sono
però ancora molti gli interrogativi che aspettano una risposta. |