Cold Case
Una raccolta dei casi irrisolti che più hanno fatto scalpore negli ultimi anni
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16 ottobre 1997 – 6
maggio 1998: è racchiusa in questi sette mesi la carriera criminale
di Donato Bilancia, annoverato ormai tra i più feroci serial killer
italiani, condannato dalla Corte d’Assise di Genova a 13 ergastoli e
28 anni di reclusione. |
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Ostia, 2 novembre 1975, giorno dei morti. In uno squallido sterrato non lontano dal mare, adiacente a una baraccopoli estiva dove il proletariato romano trascorre le sue povere vacanze, fingendo di essere in villa, viene trovato il cadavere martoriato di Pier Paolo Pasolini, 53 anni, scrittore, poeta, regista, intellettuale scandaloso, personalità unica e certamente irripetibile della cultura italiana. Del suo assassinio viene accusato un 17/enne borgataro, Giuseppe Pelosi, detto - per i suoi occhi sporgenti - "Pino la rana". Sembra un nemesi ineluttabile: Pasolini è stato ammazzato brutalmente da uno di quei ragazzi di vita che tanto aveva amato, di cui tanto aveva scritto, per la cui omologazione sociale e culturale tanto si era rattristato. Un delitto tra "froci", lasciano intendere le cronache. Pasolini, che non aveva mai fatto mistero della sua omosessualità – pur rifuggendo con cura gli orpelli dannunziani o estetizzanti di cui la moderna cultura gay ama adornarsi – era stato ucciso da un giovane sbandato in cerca di denaro, |
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Una scia di sangue
lunga più di sette anni ha terrorizzato un’intera regione come
l’Emilia-Romagna. 23 delitti senza movente, una strage strisciante.
Rapine da pochi spiccioli per massacrare benzinai, zingari,
extracomunitari, carabinieri, impiegati di banca, semplici
testimoni. Un eccidio pianificato, una violenza bestiale per un
rebus senza soluzione. |
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Su Tenco continuano ad affiorare fatti e misfatti, timide noti zie, che basterebbero di per sé a rendere attuale il personaggio, aldilà del la sua incontrovertibile importanza per la storia della musica e del costume. Non basta la storia infinita di un caso doverosamente riaperto ma che stenta incredibilmente ad essere richiuso nonostante periti improbabili squittissero, con la salma ancora in camera settoria, che di suicidio si trat tava al di là di ogni ragionevole dubbio ma apprendiamo oggi, grazie ad Aldo Giannuli - ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bari, nonché consulente della Commissione Stragi e di diverse Procure della Repubblica per casi di strage e terrorismo - ché il nome di Tenco era registrato in una speciale lista nera dei servizi segreti come «artista di sinistra», e che la sua fulminea toumée in Argentina potrebbe racchiudere spiegazioni inconsuete. Pare - e l'episodio è già al vaglio di un'attenta verifica che lo confermi o lo smentisca - che il terzo mondismo di Tenco l'avesse spinto a |